Il solare termico viene utilizzato per la produzione di acqua calda sanitaria e integrazione al riscaldamento tramite collettori (pannelli) solari e boiler d'accumulo, consentendo un risparmio sino all' 80% sulla produzione di acqua calda e sino al 50% (ambienti ben isolati) sul riscaldamento.
Solarea propone pratiche per il contributo (55% di incentivo fiscale - EX legge 296/06) e impianti chiavi in mano a regola d'arte!
+ Apri scheda di approfondimento - Chiudi scheda di approfondimentoIl pannello solare (detto anche collettore solare) è un dispositivo atto alla conversione della radiazione solare in energia termica e al suo trasferimento, per esempio, verso un accumulatore per un uso successivo, da non confondere con il pannello fotovoltaico.
Questo sistema normalmente è composto da un pannello che riceve l'energia solare, da uno scambiatore dove circola il fluido utilizzato per trasferirla al serbatoio utilizzato per immagazzinare l'energia accumulata. Il sistema può avere una circolazione naturale o forzata.
Nel caso della circolazione naturale a termosifone, per far circolare il fluido vettore nel sistema solare, si sfrutta la convezione. Il liquido vettore riscaldandosi nel pannello solare si dilata e galleggia rispetto a quello più freddo presente nello scambiatore del serbatoio di accumulo spostandosi, quindi, nello scambiatore posto più alto rispetto al pannello solare cedendo il suo calore all'acqua sanitaria del secondario . Questa tipologia è più semplice ed economica di quella a circolazione forzata. Non esiste consumo elettrico dovuto alla pompa di circolazione e alla centralina solare differenziale presente nel sistema a circolazione forzata. Il fluido vettore usato nel circuito primario è glicole propilenico atossico miscelato con acqua in una percentuale tale da garantire una adeguata resistenza al gelo. Il serbatoio viene disposto ad un'altezza maggiore di quella dei pannelli solari a cui è collegato e per ragioni estetiche è del tipo orizzontale ad intercapedine. La disposizione più funzionale sarebbe verticale per favorire la stratificazione del calore accumulato ma sarebbe decisamente antiestetica. La circolazione naturale, rispetto a quella forzata, risulta essere più sensibile alle perdite di carico del circuito primario e vengono, quindi, realizzati sistemi kit compatti ove il serbatoio di accumulo è sito molto vicino al pannello solare. Il serbatoio di accumulo coibentato è posto all'esterno e si ha comunque una inevitabile dispersione termica del calore raccolto ed è poco adottato in regioni fredde e nevose quali quelle montane. Un impianto a circolazione naturale con serbatoio esterno è adatto in regioni con temperature notturne non rigide. Attualmente viene fatta molta attenzione all'impatto visivo di tali sistemi colorando i serbatoi di color tegola oppure disponendoli direttamente a terra.
Schema di un impianto a circolazione forzata:
1) Pannello solare;
2) regolatore
3) Pompa
4) Pressostato
5) Serbatoio d'acqua
6) Altra fonte di calore (caldaia, pompa di calore ecc.)
La circolazione del liquido avviene con l'aiuto di pompe solo quando nei pannelli il fluido vettore si trova ad una temperatura più elevata rispetto a quella dell'acqua contenuta nei serbatoi di accumulo. Per regolare la circolazione ci si avvale di sensori che confrontano la temperatura del fluido vettore nel collettore con quella nel serbatoio di accumulo (termocoppia). In tali impianti ci sono meno vincoli per l'ubicazione dei serbatoi di accumulo. La maggiore velocità del fluido vettore permette un maggiore scambio termico e quindi il rendimento del pannello è leggermente superiore, anche perché si possono utilizzare proficuamente tecnologie e materiali il cui costo non sarebbe giustificato in un impianto a circolazione naturale per i motivi sopra descritti. Normalmente, il circuito idraulico collegato al pannello è chiuso e separato da quello dell'acqua che riscalda, posizionando una serpentina nel serbatoio come scambiatore di calore. Le serpentine possono anche essere due nel caso si voglia anche preriscaldare il fluido dell'impianto di riscaldamento tramite l'acqua del serbatoio. Si può anche integrare una resistenza elettrica per riscaldare l'acqua in caso di insufficiente o assente (nelle ore notturne) irradiazione solare.
I pannelli solari si possono suddividere in alcune tipologie costruttive:
Il collettore piano è il sistema più utilizzato per ottenere le basse temperature, cioè comprese fra i 50 °C e i 90 °C, che si ottengono facilmente facendo riscaldare al Sole superfici piane.
Un collettore piano è costituito da:
I pannelli solari vetrati hanno una struttura attorno all'assorbitore che ne limita le dispersioni sia per convezione con l'aria che per irraggiamento dato che il vetro che ricopre la parte superiore dell'assorbitore è progettato per questa funzione. Hanno un rendimento leggermente inferiore ai non vetrati in condizioni ottimali ma in condizioni meno favorevoli hanno un rendimento decisamente più alto arrivando a produrre acqua calda per uso sanitario circa dal marzo a ottobre.
I Pannelli solari sottovuoto sono in grado di garantire un maggiore apporto energetico anche in condizioni di basso irraggiamento o basse temperature esterne.
Il collettore solare maggiormente prodotto è costituito da una serie di tubi in vetro borosilicato a doppia intercapedine, saldati all'estremità, al cui interno è provocato il vuoto. L'intercapedine interna è resa selettiva per l'assorbimento della radiazione elettromagnetica solare per mezzo di una verniciatura metallica speciale multistrato, creata utilizzando prodotti completamente riciclabili, denominata CERMET (CERamico-METallica). Laminato riflettente a bassa iridescenza (normative EN 573/3 - EN 485/2 - EN 485/4 e test standard per ossidazione anodica DIN 50943) appositamente realizzato per riflettere con percentuale superiori al 90% della luce totale, sfruttando il sistema CPC (Compound Parabolic Concentrator).
Grazie a queste caratteristiche il campo di applicazioni risulta molto eterogeneo (produzione acqua sanitaria, integrazione agli impianti di riscaldamento, riscaldamento piscine ed altro).
I pannelli solari possono essere utilizzati per fornire acqua calda e integrare l'impianto di riscaldamento.
In Italia un impianto in base all'ubicazione e all'utilizzo, si ammortizza nel giro di 3-8 anni e poiché la durata minima di questi impianti è di 15-20 anni ne consegue che è un buonissimo investimento a medio termine. Esistono inoltre sgravi fiscali (55% del costo detraibile in tre anni) o altre forme di agevolazione (sovvenzioni regionali o statali) che rendono l'ammortamento ancora più rapido.
L'utilizzo dei pannelli solari ha come diretta conseguenza il risparmio di idrocarburi e di energia elettrica che per l'80% in Italia deriva dagli idrocarburi.
I benefici sono molteplici:
L'integrazione di un pannello solare in un impianto idraulico per la produzione di acqua calda sanitaria avviene solitamente secondo il seguente schema.
Il tubo di uscita del serbatoio è collegato a poca distanza ad una valvola termostatica che si occupa di miscelare l'acqua calda dell'accumulo con l'acqua fredda dell'impianto mantenendo in uscita acqua a temperatura costante (40-50 °C). Tale valvola è necessaria per tre motivi:
1. pericolo di ustioni;
2. dispersione di calore nelle tubature data l'elevata temperatura (per questo motivo la valvola non dovrebbe essere posta troppo distante dall'accumulo);
3. danneggiamento di una eventuale caldaia posta in serie al pannello solare.
L'uscita della valvola termostatica è poi collegata ad una valvola deviatrice detta anche valvola a tre vie. Questa valvola ha un ingresso e due possibili uscite. A seconda della temperatura di ingresso si attiva l'una o l'altra uscita, ma mai contemporaneamente. Si adotta questa soluzione per far in modo che quando la temperatura è di circa 40 °C o superiore l'acqua venga direttamente immessa nel circuito dell'acqua calda sanitaria; in caso contrario viene inviata all'ingresso di una caldaia istantanea che la scalda fino alla temperatura desiderata prima di essere immessa nel circuito. La suddetta valvola deviatrice può essere azionata manualmente (valvola manuale) (periodo invernale, lunghi periodi di scarso irraggiamento, ecc...) oppure può essere controllata meccanicamente da un piccolo motore azionato da un sensore di temperatura (solitamente una termocoppia) posto all'interno dell'accumulo (valvola elettronica). Questa seconda possibilità è chiaramente da preferirsi.
Da notare che la caldaia per la produzione di acqua calda, da mettere in serie al pannello, deve essere di tipo istantaneo, cioè senza accumulo. Inoltre la regolazione della fiamma e la sua accensione devono essere pilotate da un sensore di temperatura. (Questa seconda condizione è soddisfatta praticamente da tutte le moderne caldaie).
I benefici fiscali previsti nel 2007 sono validi anche per il triennio 2008-2010. I consumatori inoltre potranno portare in detrazione le spese sostenute in un arco temporale che va da 3 a 10 anni, a beneficio dei redditi più bassi.
La Finanziaria (art 1. Commi 20-24)prevede sgravi del 55% fino a un massimo di 60.000 euro per l'installazione di pannelli solari per il riscaldamento dell'acqua.
Sgravi analoghi sono previsti per le spese sostenute per rinnovare gli infissi e isolare pareti, soffitti e pavimenti, con le finalità di ridurre le dispersioni termiche. Mentre ammonteranno al 55% fino a un massimo di 100.000 euro quelli per interventi di riqualificazione energetica degli interi edifici.
Il nuovo comma 288 stabilisce che a decorrere dal 2009, in attesa dei provvedimenti attuativi del D.lgs 192/2005, il rilascio del permesso di costruire dovrà essere subordinato alla certificazione energetica dell'edificio (ma in Lombardia l'obbligo è già in vigore) nonché delle caratteristiche strutturali dell'immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteroriche.
Anche per la sostituzione di vecchi caldaie con apparecchiature nuove a condensazione o con pompe di calore geotermiche o ad alta efficienza sono previsti sgravi del 55% fino a un massimo di 30.000 euro.
Il decreto 19 febbraio 2007 contiene le modalità per accedere alla detrazione del 55% all'imposta sul reddito, sia per le persone fisiche, sia per i soggetti titolari di reddito d'imposta
La detrazione dall'imposta sul reddito spetta:
Agli interventi di installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università, spetta una detrazione (fino ad un valore massimo di 60.000 euro da ripartire in tre quote annuali di pari importo) pari al 55% delle spese sostenute per:
Agli interventi di sostituzione, integrale o parziale,di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione, spetta una detrazione (fino a un valore massimo di 30.000 euro da ripartire in tre quote annuali di pari importo) pari al 55% delle spese sostenute per:
Inoltre per le sole persone fisiche:
Infine il decreto stabilisce che le persone fisiche, per poter richiedere la detrazione, devono effettuare il pagamento delle spese sostenute per l'esecuzione degli interventi esclusivamente mediante bonifico bancario o postale dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita IVA (o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato).Si ricorda che le detrazioni previste dal decreto 19 febbraio 2007 non sono cumulabili con altre agevolazioni fiscali previste da altre disposizioni di legge nazionali per i medesimi interventi, ma sono compatibili con la richiesta di titoli di efficienza energetica.
Un impianto fotovoltaico è un impianto elettrico che sfrutta l'energia solare per produrre energia elettrica mediante effetto fotovoltaico. Gli impianti fotovoltaici sono generalmente suddivisi in due grandi famiglie:
- impianti ad isola, o stand-alone,
- impianti connessi alla rete, o grid-connected.
Questa famiglia identifica quelle utenze elettriche isolate da altre fonti energetiche, come la rete nazionale in AC, che si riforniscono da un impianto fotovoltaico elettricamente isolato ed autosufficiente.
I principali componenti di un impianto fotovoltaico a isola sono generalmente:
In questa configurazione di impianto, i carichi elettrici (ivi compreso un eventuale inverter che serva utilizzi in corrente alternata) sono direttamente connessi al regolatore di carica, che funge da vero e proprio supervisore di sistema.
Il campo fotovoltaico in genere impiegato per gli impianti ad isola è ottimizzato per uno specifico voltaggio di sistema, deciso solitamente in fase di progettazione del sistema stesso. I voltaggi più utilizzati sono 12, 24 o più raramente 48 V. Conseguentemente, essendo la maggior parte dei moduli fotovoltaici in commercio a 12 o 24 V, le stringhe elettriche che formano il campo sono molto corte, fino al limite del singolo modulo per stringa. In quest'ultimo caso, in pratica, il campo fotovoltaico è costituito da semplici paralleli elettrici tra moduli, occasionalmente dotati di diodi.
Il regolatore di carica ha tra le sue funzionalità più tipiche quelle di:
L'accumulatore è in genere costituito da monoblocchi o elementi singoli specificamente progettati per cariche e scariche profonde e cicliche. Non sono in genere impiegati accumulatori per uso automobilistico, che pur funzionando a dovere vengono rapidamente esauriti nelle prestazioni a causa della gravosità di questo impiego.
Questa famiglia identifica quelle utenze elettriche già servite dalla rete nazionale in AC, ma che iniettano in rete la produzione elettrica risultante dal loro impianto fotovoltaico, opportunamente convertita in corrente alternata e sincronizzata a quella della rete.
I principali componenti di un impianto fotovoltaico connesso alla rete sono:
I vari gestori di rete sono chiamati dalla vigente normativa italiana a fornire il servizio di net metering a titolo gratuito, fatte salve le spese di gestione, che si concretizzano in genere nel canone annuo di locazione di un contatore piombabile, dedicato esclusivamente alla misurazione dell'energia elettrica prodotta, e connesso a quello di consumo per permettere di autoconsumare sul posto, iniettare in rete o prelevare dalla rete l'energia in modo trasparente.
Questo tipo di impianti, grazie alle incentivazioni stabilite dai paesi ratificanti il Protocollo di Kyoto, e concretizzatesi in Italia con il cosiddetto Conto energia, hanno avuto un aumento esponenziale di applicazioni.
La potenza nominale di un impianto fotovoltaico si misura con la somma dei valori di potenza nominale di ciascun modulo fotovoltaico di cui è composto il suo campo, e l'unità di misura più usata è il chilowatt picco (simbolo: kWp).
La superficie occupata da un impianto fotovoltaico è in genere poco maggiore rispetto a quella occupata dai soli moduli fotovoltaici, che richiedono, con le odierne tecnologie, circa 8 m˛ / kWp ai quali vanno aggiunte eventuali superfici occupate dai coni d'ombra prodotte dai moduli stessi, quando disposti in modo non complanare. Da osservare che ogni tipologia di cella ha un tipico "consumo" in termini di superficie, con le tecnologie a silicio amorfo oltre i 20 m˛ / kWp. Negli impianti su terreno o tetto piano, è prassi comune distribuire geometricamente il campo su più file, opportunamente sollevate singolarmente verso il sole, in modo da massimizzare l'irraggiamento captato dai moduli. Queste file vengono stabilite per esigenze geometriche del sito di installazione e possono o meno corrispondere alle stringhe, ovvero serie, elettriche stabilite invece per esigenze elettriche del sistema.
In entrambe le configurazioni di impianto, ad isola o connesso, l'unico componente disposto in esterni è il campo fotovoltaico, mentre regolatore, inverter e batteria sono tipicamente disposti in locali tecnici predisposti.
La prassi vuole che gli impianti fotovoltaici vengano suddivisi per dimensione in 3 grandi famiglie, con un occhio di riguardo soprattutto a quelli connessi alla rete:
Questa classificazione è stata in parte dettata dalla stessa normativa italiana del Conto energia, tuttavia il "Nuovo conto energia" del Febbraio 2007 definisce tre nuove tariffe incentivanti: da 1 a 3 kwp, da 3 a 20kwp e oltre i 20 kwp.
E' l'unico l'unico incentivo statale che ti permette di guadagnare tramite l'energia elettrica prodotta e rivenduta dal tuo impianto fotovoltaico. Con questo sistema approvato dal Ministero delle attività produttive e dell'Ambiente si garantisce per ogni kwh di elettricità prodotta una tariffa incentivante per 20 anni.
Le persone fisiche e giuridiche, nonché i soggetti pubblici e i condomini di unità abitative e/o di edifici che siano interessati all'incentivazione del fotovoltaico, individuati come soggetti responsabili nel DM 19 febbraio 2007, devono far pervenire al GSE entro 60 giorni dalla data di entrata in esercizio dell'impianto l'apposita richiesta di concessione della tariffa pertinente; il GSE connette senza indugio e prioritariamente alla rete gli impianti che generano energia elettrica da fonti rinnovabili che ne facciano richiesta ( art. 2 comma 164 finanz. 2008). La richiesta dell'incentivazione deve essere elaborata seguendo le indicazioni riportate nel DM 19 febbraio 2007 e nella Delibera AEEG n. 90/07.
Le tariffe incentivanti
Le tariffe riconosciute agli impianti in esercizio ai sensi del decreto 19 febbraio 2007 - variabili in funzione della classe di potenza degli impianti e del livello di integrazione architettonica - sono indicate nella tabella seguente:
| Taglia di potenza dell'impianto | Non integrato (euro/kWh) | Parzialmente integrato (euro/kWh) | Integrato (euro/kWh) |
|---|---|---|---|
| 1 kW < P < 3 kW | 0,40 | 0,44 | 0,49 |
| 3 kW < P < 20 kW | 0,38 | 0,42 | 0,46 |
| P > 20 kW | 0,36 | 0,40 | 0,44 |
I valori delle tariffe sopra menzionati sono riferiti agli impianti entrati in esercizio nel periodo intercorrente fra la data di emanazione della delibera 90/07 dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (AEEG) prevista dal decreto 19 febbraio 2007 ed il 31 dicembre 2008. Per gli impianti entrati in esercizio nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2010, le tariffe sono decurtate del 2% per ciascuno degli anni di calendario successivi al 2008 (con arrotondamento alla terza cifra decimale).
Le suddette tariffe sono incrementate del 5% (con arrotondamento commerciale alla terza cifra decimale) nei seguenti casi, non cumulabili fra di loro:
Per gli impianti fotovoltaici operanti in regime di scambio sul posto e che alimentano, anche parzialmente, utenze ubicate all'interno o asservite a unità immobiliari di edifici, è prevista l'applicazione di un premio aggiuntivo abbinato all'esecuzione di interventi che conseguono una riduzione del fabbisogno energetico degli edifici. Tale premio consiste in una maggiorazione percentuale della tariffa (con arrotondamento commerciale alla terza cifra decimale), pari alla metà della percentuale di riduzione del fabbisogno di energia conseguita e certificata.
In tutti i casi, compresa la reiterazione di interventi che conseguono ulteriori riduzioni del fabbisogno di energia, il premio non può superare la percentuale del 30% della tariffa riconosciuta alla data di entrata in esercizio degli impianti.
Il premio spetta altresì, nella misura del 30% qualora le predette unità immobiliari o edifici siano stati completati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto e conseguano, sulla base di idonea certificazione, un valore limite di fabbisogno di energia annuo per metro quadrato di superficie utile dell'edificio o unità immobiliari, inferiore di almeno il 50 % rispetto ai valori riportati nell'allegato C, comma 1, tabella 1, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni e integrazioni. Per gli anni successivi al 2010, le tariffe sono ridefinite con appositi decreti interministeriali, in mancanza dei quali si continueranno ad applicare le tariffe definite per gli impianti che entrano in esercizio nel 2010.
Le caldaie a condensazione sono caldaie di nuova generazione che recuperano il calore dei fumi di scarico tramite un sistema di condensazione interna. Consentono un risparmio del 20-30% sul consumo di metano. Viene offerto un 55% di incentivo fiscale sulle spese per caldaia, pratiche e installazione! (EX legge 296/06)
+ Apri scheda di approfondimento - Chiudi scheda di approfondimentoLe caldaie a condensazione sono tra le più moderne ed ecologiche oggi esistenti. Riescono ad ottenere rendimenti molto elevati e riduzioni delle emissioni di NOx e CO fino al 70% rispetto agli impianti tradizionali.
Le normali caldaie, anche quelle definite "ad alto rendimento", riescono infatti ad utilizzare solo una parte del calore sensibile: il loro rendimento è infatti nell'ordine del 91-93% riferito al potere calorifico inferiore.
Il vapore acqueo generato dal processo di combustione (circa 1,6 kg per m3 di gas) viene invece disperso in atmosfera attraverso il camino: la quantità di calore in esso contenuta, definito calore latente, rappresenta ben l'11% dell'energia liberata dalla combustione.
La caldaia a condensazione, a differenza della caldaia tradizionale, può invece recuperare una gran parte del calore contenuto nei fumi espulsi attraverso il camino.
La particolare tecnologia della condensazione consente infatti di raffreddare i fumi al di sotto del punto di rugiada, con un recupero di calore utilizzato per preriscaldare l'acqua di ritorno dall'impianto.
In questo modo la temperatura dei fumi di uscita (fino a 40°C) mantiene sempre lo stesso valore della temperatura di mandata dell'acqua, ben inferiore quindi ai 140-160°C dei generatori ad alto rendimento ed ai 200-250°C dei generatori di tipo tradizionale.
Le caldaie a condensazione utilizzano tubi di scarico in acciaio inox o addirittura in plastica: solo da questo elemento si capisce quanto sfruttino il calore che altrimenti andrebbe disperso nei fumi.
Necessitano anche di un tubo per lo scarico dell'acqua di condensa che si forma toccando le pareti fredde del camino.
Con le caldaie a condensazione si raggiungono risparmi nell'ordine del 15-20% sulla fornitura di acqua calda a 80 °C, a 60 °C del 20-30%.
Le prestazioni migliori sono quelle a carico parziale, ovvero il riscaldamento di un edificio, dove con radianti tradizionali consentono risparmi del 25-30%.
Esse infine esprimono il massimo delle prestazioni (risparmi del 40% e oltre) quando vengono utilizzate con impianti che funzionano a bassa temperatura (30-50°C), come ad esempio con impianti a pannelli radianti.
Grazie alle caratteristiche costruttive della caldaia a condensazione, quando si sostituisce una caldaia tradizionale con una a condensazione è possibile sceglierne una di potenza inferiore.
Se completiamo il sistema con l'integrazione di pannelli solari, ed aggiungiamo il risparmio che proviene dall'utilizzo dell'energia solare (25-30% medio), notiamo che dalla combinazione di pannelli solari + caldaia a condensazione è possibile ottenere risparmi del 50-60%.
Le esperienze positive dei paesi del nord Europa dimostrano chiaramente che una coibentazione ben progettata e realizzata correttamente è la via più pratica e al tempo stesso più economica per la salvaguardia del nostro ambiente dai gas di scarico dei sistemi di riscaldamento a combustione.
+ Apri scheda di approfondimento - Chiudi scheda di approfondimentoGli italiani in casa premono troppo sull'acceleratore. Per scaldare le proprie case devono smanettare le caldaie molto di più di quanto non si faccia nel Nord Europa. Le nostre abitazioni insomma sono letteralmente assetate di carburante e incidono sull'atmosfera molto di più delle nostre automobili.
Per soddisfare il Protocollo di Kyoto o contenere le emissioni di CO2 dovremmo anzitutto intervenire sugli edifici, che sono responsabili del 40% dei consumi energetici totali e delle conseguenti emissioni di gas serra. La casa a basso consumo è la nuova frontiera dell'ecologia che ridisegna la nostra impronta ecologica nelle giuste proporzioni.
Se la casa consuma meno dunque anche i costi diminuiranno, sia quelli economici sia quelli ambientali. Anche per la casa infatti vale lo stesso principio delle auto: meno consumi uguale meno costi e meno inquinamento.
Da tempo ormai si parla di risparmio energetico, una formula che ci richiama in mente subito le lavastoviglie. Ma mentre gli elettrodomestici incidono per circa un 8% sui consumi di energia, il riscaldamento degli edifici incide in maniera assai più rilevante con il 53% degli sprechi.
Tutto dipende principalmente dalle tipologie costruttive. In Germania non si danno concessioni edilizie per case che consumano più di 70 kw/h all'anno per metro quadrato, in Italia, a fronte di temperature decisamente più miti, ci attestiamo mediamente sui 150-200 kw/h. E' come se le nostre case dovessero consumare di più perché sono più sportive o di alta cilindrata. Il nostro problema è quello del mancato contenimento degli sprechi e di una coibentazione degli edifici poco accorta, con ripercussioni anche sul confort abitativo.
Le esperienze positive dei paesi del nord Europa dimostrano chiaramente che una coibentazione ben progettata e realizzata correttamente è la via più pratica e al tempo stesso più economica per la salvaguardia del nostro ambiente dai gas di scarico dei sistemi di riscaldamento a combustione.
L'Unione Europea ha imposto una normativa sull'efficienza energetica degli immobili, che permette di attribuire alle case quell'etichetta energetica che vediamo stampata su frigoriferi e lavatrici. In Italia la certificazione energetica degli edifici è già stata recepita e regolamentata dal Decreto Legislativo 311/06. A partire dal 1° luglio 2007 è già entrata in funzione per gli edifici oltre i 1000 mq di superficie nel caso di trasferimento a titolo oneroso. Dal 1° luglio 2008 vi sarà l'obbligo di predisporre il certificato energetico anche per gli edifici di superficie inferiore, ad esclusione delle singole unità immobiliari per le quali l'obbligo scatterà dal 1° luglio 2009, che saranno oggetto di compravendita.
Gli interventi di risparmio e le soluzioni di contenimento del fabbisogno energetico nella casa garantiscono dei risultati sul piano economico, conferendo maggiore valore e durata all'immobile. La classe di appartenenza infatti andrà sempre di più a condizionare il prezzo sul mercato. A fronte di un leggero investimento iniziale si potrà ridurre considerevolmente il costo di esercizio della casa per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti.
Anche un intervento di ristrutturazione può essere vantaggioso sia per i proprietari che vedono aumentare il valore dell'immobile e la sua durata, sia per gli inquilini che riducono il costo delle bollette. Esistono ovviamente calcoli e considerazioni da farsi per ogni contesto specifico, ma gli interventi che si possono fare sono molti, alcuni dei quali davvero semplici da eseguire e a basso costo.
Impianti di recupero acque meteoriche consistono in cisterne ecologiche per il recupero dell'acqua piovana ed il suo riutilizzo per l'irrigazione di giardini, scarico acque dei servizi, etc.
Le riserve d'acqua potabile sono essenziali alla vita e devono pertanto essere assicurate anche per il futuro; lo spreco legato ad un consumo smoderato deve essere assolutamente evitato.
Le torride estati degli ultimi anni ci hanno dimostrato quanto l'acqua potabile sia diventata un bene appena sufficiente per il fabbisogno umano e che non è più considerabile un bene inesauribile. Con un occhio di riguardo per le generazioni future è quindi particolarmente importante promuovere un impiego consapevole delle risorse d'acqua potabile.
Le esperienze maturate sul campo fino ad oggi hanno dimostrato che l'acqua piovana può essere impiegata, nel rispetto della normativa e delle direttive vigenti, senza alcun timore sia nel settore privato (ad uso domestico e nelle piccole imprese), sia in quello pubblico.
Per mezzo delle più moderne tecnologie e di positive esperienze ad oggi maturate, si garantisce la perfetta funzionalità e la totale assenza di rischio igienico circa la raccolta dell'acqua piovana e il successivo riutilizzo. L'acqua così recuperata potrebbe essere impiegata per l'irrigazione dei giardini, per scarichi di WC e di lavatrici.
Tipi di impianti Gli impianti si differenziano nel meccanismo di distribuzione. Nel caso in cui l'acqua piovana sia destinata solamente alle aree a verde è sufficiente installare un'idonea pompa sommersa ed una fontana d'irrigazione. In alcuni comuni è stato introdotto un canone per lo smaltimento delle acque meteoriche, per il quale sono previste riduzioni o esenzioni totali in caso di utilizzo e dispersione dell'acqua piovana. Nel caso in cui si voglia riutilizzare l'acqua per usi sanitari, sarà necessaria una centralina di pompaggio. Inoltre se si prevede la necessità di separare le acque di prima pioggia, particolarmente ricche di sabbia, terriccio e oli minerali, da quelle successive, bisogna prevedere il relativo impianto dotato di particolari filtri e sistemi di separazione.
Considerazioni economiche L'utilizzo di acqua piovana per il funzionamento delle cassette WC, della lavatrice e per l'irrigazione del giardino possono portare ad una riduzione dei consumi domestici di circa il 50 %.
Un impianto di recupero dell'acqua piovana è solitamente composto una cisterna, un filtro e un impianto di sollevamento.
Solarea srl è in grado di offrire ai propri clienti (privati ed aziende) un servizio completo di consulenza sia per una ristrutturazione energetica dei loro edifici che per orientarli verso la scelta di tipologie costruttive efficienti e materiali eco-compatibili.
+ Apri scheda di approfondimento - Chiudi scheda di approfondimentoDa noi potete trovare la soluzione giusta per ogni vostro problema. In particolare ci occupiamo di: